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  • Giovanni R. Armandi

USA: Il primo mercato per l'Export Italiano.

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Gli Stati Uniti d'America risultano essere il primo mercato per l'Export Italiano e, se potessimo proiettare a dicembre il trend del primo semestre, a fine anno l’Italia arriverebbe a superare i 48 miliardi di dollari di esportazioni.

“Le previsioni indicano una crescita per le esportazioni italiane di beni verso gli Stati Uniti di circa il 5% nell’anno in corso e del 5,6%, in media annua, tra il 2018 e il 2020, grazie alla fase avanzata di ripresa economica che il Paese sta sperimentando, con una crescita attesa del Pil del 2% in media. Particolarmente positiva la domanda di mezzi di trasporto, favorita dai rapporti infragruppo di Fca e dei suoi fornitori, ma anche quella per la chimica (specialmente medicinali e preparati farmaceutici) e per gli alimentari e bevande (export composto per il 36% da vino e per il 14% da olio d'oliva), grazie all'aumento dei consumi (4% circa ogni anno). Lo scenario considera i benefici derivanti dall'aumento della spesa pubblica, ma esclude una guerra commerciale e l’applicazione della Border Adjustment Tax, che invece avrebbero un effetto negativo sulle nostre esportazioni verso il Paese.”

Se pensiamo che nel 2010 le esportazioni verso gli USA si attestavano a 20 miliardi viene da chiedersi a chi si debbano questi risultati. In termini settoriali si segnalano ottime performance per chimica-farmaceutica e pelletteria ma è soprattutto la meccanica ad aver cambiato passo, trainando le statistiche verso l’alto.


In sette anni l’area dei macchinari in particolare ha aggiunto quasi tre miliardi di vendite, piazzando una crescita totale superiore al 60%.


Ancora meglio è però andata al settore auto, dove è evidente l’impatto dell’integrazione Fiat-Chrysler, che vede un crescente flusso di vetture made in Italy dirette verso Washington. Nel 2010 l’export italiano di veicoli e componenti valeva 1,1 miliardi di dollari, a fine 2016 (ultimi dati disponibili a livello settoriale da U.S Census Bureau) ben quattro volte tanto.

"Il momento d’oro del made in Italy si confronta ora con un’amministrazione decisamente meno “liberale” dal punto di vista degli scambi commerciali, con Trump impegnato a più riprese a criticare i disavanzi eccessivi accumulati nei confronti dei principali partner."






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