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  • Giovanni R. Armandi

USA, CES 2018: I nostri imprenditori che affrontano il mercato Usa vengono subito valorizzati.

Gli imprenditori ed investitori americani guardano con grande attenzione alle start-up italiane del settore tecnologico.

«I nostri imprenditori che affrontano il mercato Usa e portano idee, vengono subito valorizzati. L’ho toccato con mano anche al Ces – dice – l’Italia era rappresentata da una trentina di aziende e spiccava per l’innovazione nel settore auto e della sensoristica». Federico Ghidini, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria Lombardia

La più grande fiera al mondo dedicata alla tecnologia aveva uno spazio espositivo da record con oltre 8.000 metri quadrati e più di 3.900 espositori, tra cui circa 900 start up. Durante la sola settimana di fiera sono stati lanciati più di 20.000 nuovi prodotti.


CES getta le basi per i nuovi sviluppi dell’industria tecnologica mondiale e ospita differenti aziende provenienti da circa 150 Paesi, tra cui le maggiori imprese societarie incluse nella lista di Fortune 500, un elenco stilato annualmente dalla rivista internazionale Fortune, che classifica proprio le 500 maggiori aziende mondiali sulla base del loro fatturato.


Nel 2018 la presenza di aziende Italiane ha raggiunto il numero 44 con soluzioni per assistenza ai disabili, agricoltura, salute, e-commerce, sicurezza sulle strade, stampa 3D, realtà virtuale.


Blubrake e HiRide, per esempio, producono dispositivi dedicati a migliorare, se non a salvare, la vita dei ciclisti: la prima ha sviluppato un sistema di controllo della frenata, una sorta di Abs per biciclette elettriche, mentre HiRide ha concepito degli ammortizzatori elettronici per mountain bike, e-bike e bici da strada che controllando in automatico la pressione idraulica dell'impianto frenante evita che la ruota anteriore si blocchi e quindi che la bicicletta si ribalti.


Alla qualità dell'aria pensano invece UpSens e Lifely. La prima ha concepito dei sensori in grado di misurare l'esposizione alle radiazioni elettromagnetiche prodotte da dispositivi elettronici (il cosiddetto elettrosmog) o il livello di umidità, anidride carbonica e composti organici volatili (Voc, dei gas dannosi per la salute rilasciati da detersivi e prodotti per la casa). Lifely aiuta invece a prendersi cura delle piante tramite un sensore wireless che monitora le condizioni ambientali. Ed è sempre all'ambiente che si orienta Veranu, startup cagliaritana che ha pensato alla mattonella intelligente: basta camminarci sopra per produrre energia e può essere installata su qualsiasi tipo di pavimento.


Ma se c'è un settore in cui le startup hi-tech possono davvero fare la differenza, è quello della salute. E di aziende italiane del genere, a Las Vegas ce ne saranno diverse. Fra queste, Avanix e Beltmap. La prima è un'azienda composta da un team di ingegneri esperti di elettronica e dispositivi medici, che sviluppa device indossabili come OiX Sensor, che consente ai familiari di persone affette dal morbo di Alzheimer di monitorare costantemente i propri cari, oppure PaciBreath, un ciuccio intelligente che grazie a una serie di sensori rileva l'attività respiratoria dei bambini, la temperatura, la posizione e il movimento. Beltmap si occupa dei non vedenti e degli ipovedenti: si tratta di un sistema simile a Google Maps, con la differenza che per orientarsi basta una cintura smart, in grado di guidare le persone lungo un tragitto attraverso una serie di vibrazioni e con la quale è possibile interagire con i comandi vocali.

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