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  • Giovanni R. Armandi

Il NAFTA ha portato dei benefici al Messico? Si ma a quale prezzo!

L'economia messicana non ha compiuti reali passi in avanti sotto il NAFTA e ora la dipendenza la rende molto debole nella fase negoziale.





Appena insediatosi alla Casa Bianca, Trump ha fatto recapitare una lettera ai governi di Ottawa e Città del Messico, nella quale li si informa della rinegoziazione del NAFTA. Per il Messico un duro colpo visto che questo accordo commerciale consente alle imprese messicane di esportare ogni anno oltre 300 miliardi di dollari nei soli USA, qualcosa come il 30% del pil. L’eliminazione del NAFTA priverebbe l’economia latino-americana di ossigeno vitale.


Tuttavia, proprio l’accordo di libero scambio si presta a una doppia lettura. Anzitutto, esso non è riuscito a garantire al Messico esportazioni nette verso il resto del mondo. Al contrario, i messicani comprano complessivamente dall’estero più di quanto non vendano, dato che il forte attivo commerciale vantato con gli USA viene dissipato nei confronti di altre economie. E cosa non meno preoccupante è che ben l’80% delle esportazioni si hanno solo verso gli Stati Uniti, che puntano a strappare concessioni in favore degli americani dalla rinegoziazione del NAFTA.

“Negli ultimi 22 anni al 2016, il tasso di crescita medio dell’economia del Messico risulta essere stato di circa il 2,8% all’anno, praticamente uguale a quello di USA e Canada, i due partners del NAFTA, ma che a differenza sua erano già prima dell’accordo economie mature.”

Queste cifre spiegherebbero i flussi migratori costanti da Messico a USA. Il pil pro-capite messicano è ancora di appena un settimo di quello del vicino al nord delle sue frontiere. Nel 1994, il rapporto era di nemmeno 5:1, ovvero le distanze tra le due economie si sono ampliate e chiaramente in favore degli USA. Naturale che ancora più di prima milioni di immigrati cerchino di attraversare il confine anche clandestinamente. Vero è, però, che tenendo conto del potere di acquisto nei due paesi, ovvero calcolando il pil con la cosiddetta PPP, si trova che con l’entrata in vigore del NAFTA, la ricchezza media annualmente prodotta in Messico sia rimasta inalterata a un terzo rispetto a quella americana. In ogni caso, la prova che le distanze non si sarebbero accorciate e che il vero problema dei messicani non sarebbe la rinegoziazione chiesta da Trump, bensì l’avere puntato tutte le speranze di uscire dalla povertà su un accordo, che si è rivelato un’arma a doppio taglio.


Il peso messicano ha guadagnato quest’anno più del 15% contro il dollaro, dopo avere toccato i minimi di sempre all’atto dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca. Resta il fatto che abbia perso il 45% in un decennio e che nonostante ciò, la competitività delle imprese messicane non si è dimostrata sufficiente a sostenere le esportazioni al di fuori degli USA. E così, l’OCSE può certificare che il paese sarebbe il più iniquo nella distribuzione del reddito tra tutte le economie avanzate da essa monitorate con un coefficiente di Gini pari a 0,4 (0,35 negli USA), mentre il tasso di povertà relativa è ancora agli stessi livelli dell’era pre-NAFTA. Certo, senza accordo le cose andrebbero forse pure peggio, ma almeno il dibattito innescato da Trump su import-export e immigrazione clandestina potrebbe far puntare l’attenzione pubblica sul fallimento di quasi un quarto di secolo di progressi carenti per l’economia nazionale.


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